Le possibilità che Trump vinca le elezioni si sono ridotte veramente al lumicino, l’inflazione core insieme al tasso di disoccupazione ha ormai da tempo raggiunto i target prefissati, il Pil Usa negli ultimi dati preliminari ha mostrato una crescita ben superiore alle attese, mentre i consumi hanno deluso.
Nonostante queste certezze, la Fed sembra aver trasmesso la volontà di rimandare la decisione su un aumento dei tassi di interesse. Giovedì sera 25 agosto inizierà il simposio di Jackson Hole, mediante il quale, solitamente, i principali governatori delle banche centrali, sono chiamati a dare indicazioni di lungo periodo riguardo alla loro politica monetaria.
Il discorso della Yellen è previsto per Venerdì 26 agosto, contrariamente all’anno scorso ossia quando disertò l’appuntamento per non svelare ulteriori informazioni a quelle che aveva già dato riguardo all’aumento dei tassi, che poi si materializzò a dicembre e che a tutt’oggi rimane l’unica mossa in tal senso. A distanza di dodici mesi abbiamo potuto constatare la volatilità di pensiero della Fed e insieme ad essa la sua credibilità.
E’ veramente difficile entrare nella testa della Yellen, alla luce di come sono andate le cose nell’ultimo anno. Da un atteggiamento alquanto fermo, riguardo una stretta, siamo qui adesso a parlare di attesa, con i bond che adesso descrivono scenari contrari a quelli previsti dalla Fed a suo tempo. La cruda realtà è che ormai il Mondo è seduto su una montagna di debiti, ragione per la quale la strategia indicata un anno fa, alla luce anche delle conseguenze avute sui mercati, sembra piuttosto impraticabile. Forse la Yellen ci riproverà a rispolverare la necessità di aumentare i tassi o forse no?
Il linguaggio della Fed negli anni non ha certo avuto il pregio di essere trasparente. Chissà se l’obiettivo sarà quello di perseguire un cammino intrapreso a dicembre del 2015 oppure quello di svalutare il biglietto verde per ridare ossigeno ai mercati emergenti e allo steso tempo importare inflazione? Sulla carta vi sarebbe più di una condizione per aumentare i tassi già da settembre, ma nella pratica questo spettro sembra allontanarsi.
Pericoloso è senza dubbio il modo con il quale i mercati hanno alzato il livello di aspettative. Se da un lato si scommette su un niente di fatto per la Fed, dall’altro sono attesi nuovi tsunami di liquidità provenienti dal Giappone e dall’Europa.
Addirittura si parla di una Bce determinata ad aumentare gli acquisti dei titoli di stato, coinvolgendo anche quelli aventi un rendimento negativo inferiore allo 0,40, fino a non rispettare la ripartizione indicata inizialmente, mediante la quale i bund prevalgono. Insomma, quando le attese sono troppo alte, gli effetti di una delusione sono ancor più devastanti.